UNA LUCE IN MEZZO AI PRATI


Chi volesse azionare una sorta di macchina del tempo, e tornare nell’Italia del dopoguerra, del mondo contadino, delle piene del Po e delle dispute tra Peppone e don Camillo, non avrebbe che uscire dall’autostrada a Fidenza e seguire i cartelli per Soragna, Polesine, Zibello, Busseto. Qui poco o nulla è cambiato dai tempi del Mondo piccolo di Guareschi. Uguali le case e le cascine sparse qua e là in una pianura che sembra infinita (com’è difficile scorgere l’Appennino all’orizzonte, anche nei giorni più limpidi), uguali il caldo d’estate e le nebbie d’inverno, uguali gli odori dei campi e i sapori della tavola, uguali le facce della gente, tanto che entrando in un’osteria o in una bottega si avrebbe l’impressione di imbattersi nel Brusco e nello Smilzo, nel dottor Filotti e nella maestra vecchia.

Arrivati a Roncole Verdi, il viaggiatore nel tempo troverebbe ancora tutto identico a com’era. Poche cose e poche case: quella dove nacque Giuseppe Verdi, al suo fianco il bar Guareschi e l’ex ristorante di Giovannino, che oggi è sede del «Club dei Ventitré», dove i figli Alberto e Carlotta tengono viva la memoria del padre; poi la chiesetta di San Michele dove Verdi suonava l’organo, il cimitero, un ristorante, una bottega, un’edicola, un paio di abitazioni. Null’altro. Solo spingendosi più in giù, seguendo via Processione, si arriva all’incompiuta, la casa che Guareschi fece costruire su suo disegno: un monumento alla bizzarria, anzi al genio inafferrabile, nel quale oggi abita una delle nipoti dello scrittore.

Ma chi avesse deciso di concedersi un simile viaggio (che è nel sentimento più che nello spazio) non dovrebbe mancare di imboccare una stradina che dalla piazza delle Roncole si vede a stento. Bisogna lasciarsi alle spalle la casa natale di Verdi e seguire un piccolo viale […]. Dopo qualche curva la stradina arriva a una località che è essa pure – come Roncole – una frazione di Busseto, ma essa pure – come Roncole – del tutto autonoma. Si chiama Madonna dei Prati dal santuario […].

So, naturalmente, che questa era anche la chiesa in cui pregava Giovannino Guareschi, l’altro illustre figlio della Bassa con Giuseppe Verdi.

E vengo al dunque: Guareschi è stato un grande scrittore cattolico, direi il più grande (anche se a lungo sottovalutato o incompreso) scrittore cattolico italiano del Novecento. Paolo Gulisano spiega molto bene, come e perché Guareschi vada annoverato tra i migliori narratori cattolici, sulla scia di Manzoni e non solo. Alle parole di Gulisano non c’è nulla da aggiungere, se non questo che sto per dire, e che nel libro traspare comunque da ogni pagina.

La singolarità della grandezza di Guareschi sta nel fatto che la sua profonda sensibilità religiosa, perfino la sua perfetta ortodossia, non venivano da studi di teologia – che Guareschi mai ha seguito – né da frequentazioni clericali, che non risulta abbia avuto e che anzi credo abbia accuratamente evitato.

Tutto quel che sapeva, e che poi ha trasmesso, Guareschi l’ha respirato misteriosamente qui nella sua Bassa. Tutta la sua teologia è stata l’inginocchiarsi di fronte al quadretto miracoloso della «Madonna dei Prati» e lo stare in silenzio ad ascoltare un Crocifisso. Credo che per capire il cristiano Guareschi si debba venire qui, vedere questo santuario, osservare i suoi ex voto, fissare quel quadretto.

Ho sempre voluto pensare che Guareschi abbia idealmente ambientato nella chiesa di «Madonna dei Prati» il commovente racconto Cinque più cinque. Peppone si presenta da don Camillo con aria cupa: «Sta morendo», dice del suo bambino ammalato, e intanto porge al pretone della Bassa cinque grosse torce di cera: «Accendetele subito». Don Camillo prende le torce e si accinge a disporre davanti al Cristo, ma Peppone lo ferma: «No, quello lì è uno della vostra congrega. Accendetele davanti a quella là che non fa della politica», dice indicando la statua della Vergine. Don Camillo avrebbe voglia di rompere la testa al sindaco comunista che chiama «quella là» la Madonna, ma ha pietà di un padre che rischia di vivere il più terribile dei dolori. Accende i cinque ceri davanti alla Madonna.

Dopo tre quarti d’ora don Camillo rientra e recita la sua commovente commedia di fronte al Crocifisso: «Ve l’avevo detto», grida sciorinando un pacco sulla balaustra. «Mi ha portato cinque candele da accendere anche a Voi! Cosa ne dite?». «È molto bello tutto questo», risponde sorridendo il Cristo, che sa bene che le nuove cinque candele non le ha portate Peppone, ma le ha comperate don Camillo, dando al negozio solo un acconto, «perché don Camillo era povero in canna».

Storie di gente semplice. Di un prete semplice, che ha misericordia del sindaco comunista che chiama Cristo «uno della vostra congrega»; e di un figlio del popolo che ce l’ha con i preti «che fanno politica», ma intuisce che nel momento del dramma non è il partito a poterlo aiutare.

È da questo mondo, da questa gente che viene quel cristiano di Guareschi. Un uomo che è una prova sempre viva di quella verità evangelica secondo la quale sono i semplici, e non i dotti e i sapienti, a riconoscere la verità. Un uomo che certamente fu protetto, in tutto il suo lavoro, dal manto di quella Signora che da quattro secoli ha voluto essere presente lì, tra quei prati.

 

Dalla prefazione di Michele Brambilla al libro di Paolo Gulisano, “Quel cristiano di Guareschi”

 

 

 

Percorso Giovannino Guareschi

 

La Bassa è a pieno titolo uno dei personaggi principali dei racconti di Giovannino Guareschi (1908 – 1968) al pari di Don Camillo e Peppone, per questo, chiunque abbia amato i suoi libri, tradotti in quasi tutte le lingue, o visto i film con Fernandel e Gino Cervi, di cui l’autore stesso curò le sceneggiature, desidera vedere almeno una volta i luoghi descritti.

 

Mostra antologica permanente e archivio Guareschi, Roncole Verdi
Nel 1957 lo scrittore – che era anche un buongustaio – aprì alle Roncole un’osteria gestita poi fino al 1995 dal figlio Alberto. Oggi nei locali dell’osteria c’è la sede del Club dei Ventitré (in onore dei “Ventitrè lettori” a cui Guareschi si rivolgeva nei suoi libri: giusto un paio meno dei “Venticinque lettori” di Manzoni!): l’associazione di amici e appassionati che si occupa di valorizzare l’opera dello scrittore. Qui è conservato l’archivio Guareschi, costituito da ben 200.000 documenti ed è allestita una mostra antologica permanente, costituita per volere degli eredi, che documenta la sua vita e le sue opere. La mostra è visitabile su appuntamento e si trova in Via della Processione n. 160.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 0524.92495; e-mail: pepponeb@tin.it.

 

Tomba dello scrittore a Roncole Verdi
Giovannino Guareschi, morì a Cervia, dove era solito passare le estati, nel 1968, ma venne sepolto nel piccolo cimitero di Roncole Verdi, a pochi metri dalla casa natale del Maestro, con cui aveva non poche cose in comune: l’amore per la terra e le cose buone, l’animo insieme ironico e poetico tipico dei figli del “paese del melodramma”. Il cimitero di Roncole Verdi si trova in Via Toscanini.

 

Museo del Boscaccio, Diolo di Soragna
Dopo Soragna, andando verso Roccabianca, si attraversa Diolo. Qui, la vecchia torre campanaria del paese ospita il Museo del Boscaccio, dove la famiglia Bertozzi, amica dello scrittore, ha raccolto interessanti documenti e cimeli capaci relativi a Guareschi e al suo “Mondo piccolo”. Il nome viene dal podere “Il Bosco”, che si trovava nelle vicinanze ed era di proprietà dei nonni paterni di Guareschi, il quale lo ricorda e lo descrive nelle sue opere. Il museo è visitabile su appuntamento. Per informazioni: http://www.mondopiccolofontanelle.it/

 

La casa natale, Fontanelle di Roccabianca
Nascere il 1° maggio all’inizio del Novecento, in un edificio che ospitava la sede locale della “Cooperativa Socialista”, significava essere accolti da un tripudio di bandiere rosse. Questo accadde a Giovannino Guareschi, nato il 1° maggio 1908 a Fontanelle di Roccabianca, da Primo Augusto Guareschi e Lina Maghenzani,rispettivamente commerciante e insegnante alla scuola elementare del paese. La sua casa si trova nei pressi della piazza principale (piazza Balestrieri), dove è stato collocato il busto bronzeo di Giovanni Faraboli, presidente della Lega dei contadini di Fontanelle, che ispirò il personaggio di Peppone. Per informazioni: http://www.mondopiccolofontanelle.it/.

 

Museo Il Mondo piccolo, Fontanelle di Roccabianca
Sempre a Fontanelle si può visitare il museo “Il Mondo piccolo”, allestito nella vecchia scuola elementare in cui insegnava la madre di Giovannino Guareschi.
Il museo racconta la storia della Bassa parmense attraverso le figure di Guareschi e di Giovanni Faraboli. Nei locali del museo sono raccolte numerose testimonianze che documentano la situazione sociale delle campagne emiliane dalla fine dell’Ottocento fino a oltre la metà del secolo scorso.
Per informazioni: http://www.mondopiccolofontanelle.it/

 

I Musei di Don Camillo e i luoghi dei film, Brescello
Andando verso il Po e sconfinando in provincia di Reggio Emilia, si trova Brescello: il luogo scelto come set per i film di Don Camillo, perché presentava tutte le caratteristiche del tipico paese della Bassa, mirabilmente descritto da Guareschi. Qui, dunque, si possono visitare i luoghi dei film: le statue bronzee di don Camillo e Peppone si fronteggiano ai due lati di piazza Matteotti, su cui si affaccia la chiesa di Santa Maria Nascente (che, in una cappellina laterale, ospita il noto Cristo parlante). In via Carducci c’è la casa di Peppone; mentre sotto il portico di via Giligoli è stata collocata la campana che cade addosso al sindaco in “Don Camillo monsignore ma non troppo”).
Di fronte al Museo “Peppone e don Camillo” (piazza Mingori) è “parcheggiato” il carrarmato di “Don Camillo e l’onorevole Peppone”.
Nel Museo sono ospitati oggetti utilizzati nel film, come la moto di Peppone e l’abito di Don Camillo, ricostruzioni sceniche e molti altri documenti come fotografie e manifesti originali.
Poco lontano (Via Cavallotti) si trova il Museo “Brescello e Guareschi, il territorio e il cinema” in cui si descrivono i molti intrecci tra la storia reale del paese e dei suoi abitanti (le tradizioni contadine, i personaggi, la grande alluvione del Po ecc.) e la loro rilettura cinematografica.
Per informazioni: http://visitbrescello.it/ potete trovare tutte le informazioni sui musei e i percorsi turistici che si possono seguire a Brescello.